“moto perpetuo riflette sul confine come
membrana viva, non una barriera: una soglia che trasforma e restituisce energia vitale.
La Casa Rossa, con la sua stratificazione di memorie e attraversamenti, diventa il terreno fertile per un’opera che non rappresenta l’attraversamento ma lo incorpora, trattenendone l’eco e restituendolo al visitatore.
Ogni passo, ogni sosta, ogni passaggio alimenta il ciclo energetico dell’opera, che si fa spazio di rigenerazione e metamorfosi.
moto perpetuo”, con il suo movimento sinuoso che emerge e ricade nelle profondità della terra, sembra incarnare il pensiero warburghiano: ciò che è stato non scompare, ma sopravvive come traccia, come vibrazione sedimentata nello spazio. Aby Warburg parlava di Nachleben, la “sopravvivenza delle forme”, che ritornano in epoche diverse come energie latenti pronte a riemergere.
Così la Casa Rossa, attraversata da vite e destini, conserva ancora oggi il peso delle presenze che l’hanno abitata, e l’opera non rappresenta queste sopravvivenze, le assorbe, traducendole in un flusso vitale che continua a scorrere sotto la superficie.

Questa capacità di trattenere e restituire, di trasformare il dolore in possibilità, richiama anche la riflessione di Ernesto De Martino sul rito come pratica di rigenerazione. Per l’antropologo, il rito permette di contenere il rischio della perdita e di ricondurre l’esperienza traumatica in un orizzonte condiviso. Allo stesso modo, il lavoro di Di Chiara può essere letto come un “rituale contemporaneo di soglia”, in cui la memoria del confino e della sofferenza non viene rimossa, ma assorbita nel paesaggio e restituita sotto forma di energia ciclica. La soglia diventa allora membrana viva: non barriera, ma spazio di passaggio che rigenera, che custodisce il dolore, ma insieme lo trasforma in possibilità di futuro.”

Testo critico di Sara De Carlo

Ci sono luoghi che si abitano, e luoghi che si attraversano. Luoghi percorsi da corpi anonimi, passi silenziosi, presenze temporanee. La Casa Rossa è uno di questi: spazio di passaggio forzato, di attese sospese, di vite trattenute ai margini, ma anche spazio che ha assorbito, nel tempo, mille attraversamenti diversi,  volontari e non, individuali e collettivi.

Muovendo da una ricerca che interroga il nostro modo di abitare e attraversare la terra, di ascoltarne la memoria e costruirne di nuova, questo progetto intreccia pratiche di lettura e ascolto del territorio, tracciando un segno intimo e simbolico tra il sopra e il sotto, e tra il passato di un luogo e il suo futuro, per mezzo del presente.

Foto di Mauro Corbascio

È pensato come una forma che, nel tempo, venga riletta, riattraversata, ricaricata di senso da chi cammina, guarda, si ferma, attraversa. Una forma tra superficie e profondità, tra ciò che si vede e ciò che resta sepolto, in un paesaggio segnato dalla memoria, in cui la soglia è un varco, un gesto di ascolto verticale, la cui forma evoca e custodisce.
E il paesaggio è alterato in modo minimo, ma sufficiente a insinuare l’idea che lì sotto qualcosa respiri ancora. Una memoria che fermenta e, al tempo stesso, un luogo in cui si attiva un rituale contemporaneo di attraversamento e metamorfosi, dove l’opera è un’energia che ricorre, in un mentre perpetuo.

 

Foto di Mauro Corbascio

moto perpetuo nasce per Parco Soglia – Land Art Site, un progetto di Fondazione Casa Rossa di Alberobello (Bari), ideato dall’Associazione Culturale UnconventionART per l’Arte Mai Vista e Apulia Land Art, con la direzione artistica di Carlo Palmisano e la curatela di Sara De Carlo, e promosso dalla Regione Puglia e il Comune di Alberobello.
Media Partner Studio Aracne.

 

 

Periodo: luglio-ottobre 2025 / Materiali: ferro, arundo donax / Misure ambientali: variabili – lunghezza 14 mt, larghezza 1,5 mt e altezza fino a 2,20 mt.

Credits

moto perpetuo è un’opera famigliare che nasce dalla collaborazione creativa e tecnica con Antonio Di Chiara, Donato Di Chiara, Donatella Di Chiara, Alessio Cristino, Filomena Del Grosso, Roberto Di Chiara, Lidia De Luca, Paulina Lidia Sroka, Aurora Di Chiara.

Un ulteriore ringraziamento speciale a Sara De Carlo, Carlo Palmisano, Nicola Boccardi, Mauro Corbascio e Francesca Cappellari.